Normativa sulla responsabilità medica e sentenze in materia

Articolo aggiornato Febbraio 2021

Cosa è? E quando si può chiedere un risarcimento?
La responsabilità medica è quel tipo di responsabilità che deriva dai danni cagionati ai pazienti da errori od omissioni dei sanitari o della struttura sanitaria. E’ regolata dalla nuova Legge in materia n. 24 dell’8 marzo 2017 – detta anche Legge Gelli-Bianco – la quale “codifica” in Italia la responsabilità del medico e delle strutture sanitarie.
E’ necessario premettere che la medicina, prima di essere una scienza, è considerata una vera e propria arte: non ogni risultato può considerarsi univoco. Le “cure” alle malattie danno origine a risultati statistici e non la stessa identica soluzione. Così ogni essere umano è unico ed unica può rivelarsi la conseguenza alle cure. Così i medici e le strutture sanitarie sono potenzialmente soggetti, in misura maggiore rispetto ad altri professionisti, ad azioni giudiziarie e domande di risarcimento del danno da parte dei pazienti.

La legge n 24 de 8.03.2017 ha introdotto numerose modifiche in tema di responsabilità medica, in particolare ha escluso la responsabilità penale dei medici per imperizia, laddove dimostrino di essersi attenuti alle linee guida validate e pubblicate, sia perchè in sede civile i medici che operano a qualsiasi titolo presso una struttura sanitaria verranno maggiormente tutelati e meglio ed esclusi dalla resposabilità se non nei soli casi di colpa grave. Lasciando la responsabilità risarcitoria in capo all’azienda che di fatto ha stipulato un contratto di spedalità nei confronti del paziente impegnandosi a curarlo. 
I pregiudizi di danno risarcibile sono diversi e ricomprendono quello derivante da errore diagnostico, quello derivante da errore terapeutico, quello derivante da omessa vigilanza etc. inteso come ogni lesione alla salute psico-fisica determinata dalla colpa della della struttura sanitaria o di chi vi lavora come sanitario oppure dalla mancanza di un valido consenso informato.

I pazienti che sono rimasti vittima di errori da parte dei sanitari che li hanno avuti in cura, quindi, possono rivolgersi al giudice per poter ottenere il risarcimento del pregiudizio subito, ovviamente dopo aver valutato con dei professionisti (medico-legale e avvocato esperti nella materia) l’effettivo rapporto di causalità tra il danno e un operato non corretto del sanitario. Solo una volta esperita una procedura di mediazione o accertamento tecnico preventivo, il paziente potrà rivolgersi al giudice per ottenere il risarcimento del danno.

Itermini di prescrizione previsti per l’azione nei confronti della struttura o dell’esercente la professione sanitaria sono di 10 anni. Per agevolare l’azione diretta, la legge Gelli ha previsto l’obbligo per le strutture sanitarie di pubblicare nel proprio sito web la denominazione dell’impresa che assicura sé e i prestatori dei quali si avvale.

La legge Gelli prevede anche l’obbligo per tutte le strutture sociosanitarie pubbliche e private e per i medici di stipulare una polizza assicurativa che copra i rischi derivanti dalla responsabilità medica.

Sul piano penale l’articolo 590-sexies c.p., così come riformato dalla legge Gelli, prevede una particolare responsabilità penale dei medici per omicidio colposo o lesioni cagionati nell’esercizio della professione sanitaria, responsabilità che è tuttavia esclusa per imperizia nel caso in cui il sanitario dimostri di essersi attenuto, nell’esecuzione della sua opera professionale, alle linee guida o alle buone prassi clinico-assistenziali.

Il risarcimento danni da malasanità è regolato dalla Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli Bianco, avente ad oggetto “Nuove norme in materia di responsabilità medica” sulla responsabilità medica civile, contrattuale ed extracontrattuale.

 La Legge Gelli prevede un tentativo di conciliazione obbligatoria attraverso: 

  • l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile;

La legge Gelli prevede che quando medico provoca per imperizia un danno ad un paziente non è punibile penalmente nel caso in cui abbia rispettato le linee guida o le buone pratiche assistenziali. Quindi l’errore del medico causato dalla sua mancanza di abilità o di preparazione specifica verrà punito penalmente solo in caso di colpa grave. 

L’articolo 6 della Legge Gelli stabilisce che la “responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” specifica questo aspetto: “È esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”.

Il termine per la prescrizione è di 10 anni per i profili di responsabilità medica contrattuale contro la struttura sanitaria e inizia a decorrere dal momento in cui il paziente è venuto a conoscenza del “danno subito”. Il risarcimento danni da malasanità del paziente si quantifica in base alle tabelle sul danno biologico del Tribunale di Milano o delle nuove tabelle di cui al DDL Concorrenza.

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ULTIME SENTENZE IN MATERIA DI RESPONSABILITA’ MEDICA GINECOLOGICA. Il risarcimento del danno per la perdita del figlio atteso (Cagliari, 3 febbraio 2021).

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione del 15 settembre 2020 n. 19190 statuisce che i genitori “mancati” hanno diritto al risarcimento per la perdita del figlio atteso (e quindi per la tragedia rappresentata dalll’interruzione dell’iter gestazionale) proprio come a quegli stessi genitori compete il risarcimento per il dramma di un figlio deceduto dopo essere venuto al mondo.

Nella vicenda di cui si sono occupati gli ermellini, si discute del caso diun parto cesareo non tempoestivamente eseguito e della correlata responsabilità risarcitoria di una ginecologa e della competente azienda sanitaria. Per il figlio nato morto è ipotizzabilesolo il venir meno diuna relazione affettiva “potenziale” per cui ai fini dei criteri per la quantificazione del danno si utilizzeranno i parametri ridotti della metà. Anche il Tribunale di Lecce con Sentenza n. 1899/2020 del 18/08/2020 ha stabilito che la condotta di un sanitario ha leso “la chance della sopravvicvenza di uno dei feti e non la certa venuta in esistenza dello stesso.”

Queste recenti pronunce sono realmente innovative poiché sanciscono un risarcimento da lesione del diritto di nascere vivi.

Già la “giurisprudenza” aveva cristallizzato un diritto di lesione del diritto alla vita in materia di risarcimento spettante agli eredi e prossimi congiunti nel caso di sinistro mortale. Così come la Cassazione nr 11279 del 21 giugno 2020 ha ribadito che “il danno da perdita della vita è diverso dal (e inconciliabile col) danno da perdita della salute. La vita è un bene autonomo spettante esclusivamente al titolare della stessa, e sopratutto non può essere reintegrata la perdita per equivalente. Infatti i congiunti non potranno reclamare iure ereditario il diritto alla vita della vittima così come stabilito dalle Sezioni Unite della Suprema Corte nr. 15350 del 22.07.2015, ma solamente iure proprio.

Nuova sentenza della suprema corte a tutela delle vittime di malasanità. La Corte di Cassazione del 18 febbraio 2021 sez. III Civile ordinanza n. 4421/21 dichiara che la compilazione incompleta della cartella clinica non può tradursi in un danno nei confronti del paziente. Così non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente l’incompleta compilazione della cartella clinica a conferma del principio di vicinanza della prova. E’ così possibile ricorrere a presunzioni.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 4421/21)

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